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Pesaro - Rossini Opera Festival: Il viaggio a Reims



 
La recensione di OperaClick La recensione

 





Come ogni anno, il ROF ha messo in scena Il Viaggio a Reims con interpreti scelti dell’Accademia Rossiniana, seminario permanente di canto e interpretazione che si propone di istruire gli eventuali futuri interpreti delle opere del Maestro.
E’ sempre un piacere rivedere l’allestimento di Emilio Sagi, ambientato in un moderno bagno termale e garanzia di impegno scenico per i cantanti, soprattutto quando devono vestirsi di tutto punto andando a tempo con la musica del grande concertato a quattordici voci “Partiamo, Ah! Si, il desio”, che chiude la prima parte.
Personalmente, non mi sembra che si possa gridare al miracolo di voci rossiniane sulle quali fare affidamento per i prossimi anni, ma alcuni elementi lasciano ben sperare.
I migliori sono apparsi il tenore orientale Yijie Shi, dall’ottimo fraseggio e con agilità molto sicure, e il soprano Cristina Obregòn, voce ben proiettata e di timbro molto bello.
Bravi anche il tenore Alexey Kudra, e i bassi Marco Filippo Romano e Davide Fersini: Kudra è affetto da un pò di vibrato stretto in zona acuta, e se riuscirà a risolvere il problema penso potrebbe essere un ottimo elemento; il buffo ha voce piuttosto piccola, ma gran senso della parola scenica, ed è spigliatissimo sul palcoscenico, come anche Davide Fersini. Marco Filippo Romano ha, comunque, potuto contare sulla grande aria “Medaglie incomparabili”, che ha sempre una sicura presa sul pubblico e che, infatti, è stata accolta da applausi scroscianti.
Su un gradino più basso porrei la Florville di Rinnat Moriah, vocina chiara e aguzza ancorchè agilissima ed estesa, e la Cortese di Michela Antenucci niente più che corretta.
Male invece Saltanat Muratbekova ma, soprattutto, Alexey Yakimov: il mezzosoprano kazako ha voce voluminosa ma dizione completamente oscurata da un rigonfiamento dei centri che ne compromette anche il vibrato, mentre il basso è apparso totalmente fuori stile, incapace di articolare a dovere le agilità dell’impegnativa ”Invan strappar dal core” e con frequenti slittamenti di intonazione: decisamente Rossini non fa per lui.
Fra i personaggi minori segnalerei il Prudenzio di Jan Martinik, gran bella voce e dizione perfetta, e Pablo Antonio Martìn Reyes, nel doppio ruolo di Zefirino e Gelsomino.
Ma la sorpresa più lieta è venuta dal giovane direttore Denis Vlasenko, ventisettenne moscovita al suo debutto operistico in Italia.
Vlasenko ha guidato benissimo l’ottima orchestra del Comunale di Bologna, sostenendo i cantanti, trovando sempre tempi e sonorità giuste, ma soprattutto un fraseggio orchestrale veramente adatto al carattere fatuo e giocoso dell’opera.
Porterei ad esempio la leggerezza dell’accompagnamento nel sestetto “Sì, di matti una gran gabbia”, dove gli archi e i fiati contrappuntano i cantanti in maniera veramente ammirevole. O il gran concertato a quattordici voci, dove non si avverte il benché minimo sospetto di scollamento o pasticcio sonoro tra palcoscenico e orchestra: tutto scorre vivo, frizzante, come ogni Viaggio a Reims che si rispetti dovrebbe essere.
Un gran plauso davvero a questo direttore, che attendiamo sicuramente a nuove prove.

Domenico Ciccone